
Domenica 5 ottobre, il Cardinale Baldo Reina, Vicario Generale della diocesi di Roma, ha presentato alla nostra comunità il nuovo parroco: don Fabio Laurenti. Nella Messa di inizio del ministero pastorale, il Cardinale ha presentato il decreto di nomina, ha consegnato la chiave del tabernacolo e la sede al nuovo parroco.
Questa è l’omelia integrale del Cardinale che, prendendo spunto dalle Letture del giorno, ha parlato del senso di comunità, della figura del parroco, del compito di ogni cristiano verso i fratelli, dell’accoglienza del nuovo pastore, auspicando che tutti, a Corviale, possano ricevere dal suo arrivo un rinnovato entusiasmo.

Omelia del Card. Reina:
Saluto cordialmente i sacerdoti presenti, a partire da Don Gabriele e i collaboratori di Don Fabio in questa comunità parrocchiale, gli altri sacerdoti, saluto il Presidente del Municipio, ringrazio sempre per l’attenzione che ha nei confronti delle nostre comunità parrocchiali, con grande gioia saluto tutti voi, vi rivedo davvero con immenso piacere. Ecco, dopo il servizio svolto in questa comunità da Don Roberto, abbiamo ritenuto opportuno, come abbiamo ascoltato nel decreto iniziale, affidare questa comunità a Don Fabio Laurenti, che è stato nell’ultimo periodo nella parrocchia di Sant’Andrea Avellino sulla Via Trionfale. Quest’anno abbiamo chiesto a una ventina di sacerdoti in tutto di cambiare parrocchia proprio per evidenziare l’aspetto missionario che abbiamo tutti noi.
Siamo tutti chiamati ad annunciare il Vangelo lì dove il Signore ci chiama a farlo. Ringrazio Don Fabio per la generosità, per la disponibilità mostrata a venire a servire questa bella comunità di San Paolo della Croce. Stiamo per vivere la celebrazione domenicale, credo che le letture che abbiamo ascoltato in questa domenica siano davvero molto pertinenti con quello che stiamo per vivere.
Il tema centrale delle letture è il tema della fede, che se volete è la spina dorsale della nostra fede. Siamo qui in quanto credenti, siamo qui perché desideriamo crescere nella fede. Molto bella la prima lettura di oggi, se avete un po’ di tempo rileggetela perché è una fotografia che potremmo accostare a quello che si vive oggi.
Il profeta vede quello che succede nel suo mondo, ripeto è molto simile a quello che succede nel nostro mondo: violenze, guerre, contese, ingiustizie. Il profeta vede e dice al Signore: “fino a quando?”, fino a quando tutto questo? Violenze, contese, guerre. Chissà quante volte anche noi in questi mesi, vedendo quello che succede in Terra Santa e in Ucraina, chissà quante volte nella preghiera abbiamo detto: “Signore ma fino a quando? Quando finirà questa guerra?” Il Signore affida al profeta una visione, non si dice nulla del contenuto della visione però gli dice: guarda, quello che io ti mostro mettilo per iscritto, se indugia, cioè se tarda a realizzarsi, attendilo perché colui che non è buono di cuore e di animo, colui che non è di animo retto, soccombe ma il giusto vivrà mediante la fede.
E già in questo passaggio del profeta Abacuc abbiamo una definizione molto bella della fede; la fede non è soltanto credere in Dio ma è credere che Dio è sempre presente nella storia in tutto quello che noi viviamo, anche in mezzo a difficoltà, in mezzo a guerre, inimicizie, contese, alle cose che sono state descritte, Dio è sempre presente e colui che è giusto, cioè colui che è animato da questo desiderio di relazione autentica con Dio, in virtù di questa fede vive, e noi come cristiani viviamo perché crediamo, non abbiamo soltanto una vita biologica ma abbiamo soprattutto una vita spirituale; chi di noi non si confronta con difficoltà di ogni tipo a livello personale, a livello familiare, a livello sociale eppure andiamo avanti, andiamo avanti proprio per mezzo della fede e lo stesso tema ritorna nel Vangelo di oggi; gli apostoli avevano sentito pronunciare da Gesù delle parole molto impegnative: Gesù aveva parlato del perdono, aveva parlato anche della correzione fraterna, allora gli apostoli dicono: “Maestro aumenta la nostra fede” e Gesù risponde dicendo che la fede non è una questione di quantità ma è la qualità; “se aveste fede quanto un granello di senape”.
Quello che stiamo per vivere si allinea perfettamente con questa Parola che abbiamo ascoltato perché è chiaro che nel passaggio tra un parroco e l’altro noi vediamo un volto, prima il volto e il carattere di Don Roberto adesso il volto e il carattere di Don Fabio che già avete accolto e vi ringrazio per questo, inizierete a conoscerlo, inizierete a collaborare con lui; il Signore ha voluto la Chiesa che poi nel tempo si è organizzata attraverso le parrocchie e le parrocchie, al loro interno, si sono organizzate con quello che noi sappiamo: la catechesi, la liturgia, la carità i momenti dello stare insieme. Tutto questo a che serve? Perché il Vescovo manda un sacerdote in una parrocchia? perché la parrocchia decide di organizzare la catechesi? per quale motivo se non per crescere tutti nella fede?
La presenza di Don Fabio in mezzo a voi non è finalizzata ad altro, non abbiamo mandato in mezzo a questa comunità un sacerdote che deve organizzare, che so io, eventi particolari, abbiamo mandato in mezzo a voi un fratello, un sacerdote che è chiamato a crescere lui nella fede a crescere insieme a voi nella fede a fare un’esperienza di fede.
Avete sentito come anche nelle formule del rito d’ingresso del nuovo parroco i testi mettono insieme parroco e parrocchiano; il parroco che cresce insieme ai parrocchiani nella fede, nella testimonianza della fede e questo è davvero molto importante perché viviamo un periodo molto difficile in cui è forte la tentazione del disorientamento, dello scoraggiamento, dello sconforto. È come se oggi noi non capiamo più nulla, è saltato tutto, sono saltate le relazioni all’interno delle famiglie, molti equilibri anche a livello sociale sono saltati, si fa fatica davvero a recuperare la bussola dentro questo tempo; e proprio in questo tempo così difficile, esattamente come quello di Abacuc nella prima lettura, il Signore ci invita attraverso la fede a ritrovare la bussola, ritrovare la strada ed è quello che Don Fabio farà in mezzo a voi e farà insieme con voi e si accosterà a voi come fratello come padre nella fede; sarà chiamato a consigliare, sarà chiamato ad amministrare i sacramenti, a ravvivare il dono della fede perché la fede la dobbiamo sempre, come dice Paolo nella seconda lettura, rendere viva.
Non è una formula la fede, la fede è una relazione con Dio e allora nella vita di preghiera, nella celebrazione dei sacramenti, nel rapporto personale con Lui, abbiamo davvero questa grande possibilità di rendere viva la fede, una fede nella quale noi dobbiamo crescere ma anche una fede che dobbiamo testimoniare.
Anche in questa parrocchia ci siamo confrontati con il Consiglio pastorale più volte per dire: come facciamo a testimoniare la fede ai tanti che non frequentano la nostra parrocchia? Ci preoccupa sapere che ci sono tanti che ancora non hanno incontrato Dio, ci preoccupa perché li sappiamo in condizioni di sofferenza interiore e vorremmo tanto che avessero quella fede che a noi aiuta pur in mezzo a tante difficoltà, allora la parrocchia si concepisce proprio con questa capacità di annuncio.
Papa Francesco, che ha visitato questa comunità parrocchiale, parlava spesso di una chiesa in uscita nella sua dimensione missionaria, ecco non siamo qui per coltivare i rapporti tra di noi ma per rendere solida la nostra fede e per annunciarla a quanti ancora questa esperienza non l’hanno fatta, per dare speranza. Viviamo in un tempo che ha perso la speranza. In questo anno giubilare tante volte abbiamo parlato di speranza, è il Giubileo della speranza ma ci rendiamo conto di come davvero la speranza tante famiglie, tante persone, tante realtà l’hanno smarrita e capita, penso a tutti noi, di incontrare anche persone giovani spente, morte dentro che non hanno più voglia di vivere, non hanno più voglia di affrontare nessuna battaglia, che hanno gettato la spugna e ripeto non è una questione di età perché è un problema che può capitare agli anziani per via della solitudine o della malattia, può capitare alle giovani coppie che magari si imbattono in difficoltà particolari ma capita molto spesso a giovani, giovanissimi, ragazzi e li vedi proprio spenti e allora verrebbe da dire ma chi gliel’annuncia questa speranza? Chi gliela dà questa speranza? Noi siamo bravi a dire: “dovrebbero essere i genitori” e se non sono i genitori, noi come comunità parrocchiale cosa facciamo? Noi come Chiesa cosa facciamo? Il nostro compito è seminare speranza e portare speranza e dire a tutti che in Dio, in Cristo Gesù nella forza dello Spirito abbiamo speranza, che non è mai troppo tardi, che nessuno deve gettare la spugna, nessuno deve pensare che è finita, perché magari ha fatto qualche scelta sbagliata o si è lasciato condizionare da alcune compagnie, c’è sempre speranza per tutti.
Il nostro Dio è il Dio della speranza, non è il Dio che mette la parola fine, tant’è che la parola morte è sempre penultima, l’ultima parola è vita eterna. Allora davvero questo è il compito della comunità parrocchiale, per dirla con le parole del Vangelo: siamo servi inutili, siamo servi che hanno semplicemente questo compito, siamo semplicemente servi; servo è chi vi parla, servo è Don Fabio, servi gli altri sacerdoti, siamo tutti servi, abbiamo questo nostro Dio, questo nostro Padre che non vede l’ora di averci tutti attorno alla sua mensa per fare festa, perché ci siano delle persone davvero che hanno ritrovato la vita e la speranza e allora l’arrivo del nuovo parroco, l’inizio del ministero del nuovo parroco sia per tutti l’occasione di un rilancio.
Non guardate soltanto le sembianze, accogliete Don Fabio con il tanto bene di cui è capace come persona così com’è, tutti noi ministri abbiamo pregi e difetti, abbiamo i limiti ma se siamo stati scelti da Dio è per un motivo particolare, accoglietelo, sentitevi una comunità missionaria.
In questo territorio che ha tanti aspetti positivi, che ha tante fragilità, tante problematiche sociali – le conoscete meglio di me e non stiamo qui ad elencarle e non vogliamo nemmeno lamentarci – è una bella comunità. L’arrivo del nuovo parroco sia occasione per tutti per riprendere nuova linfa, nuovo slancio nuovo entusiasmo, per guardare a questa missione che il Signore ci affida.
Il Signore ci ha chiamati a fare tutto quello che stiamo per fare anche questa sera non per rinchiuderci dentro un salotto solo per fare un po’ di chiacchiere, ma ci ha chiamato per vivere pienamente la missione, per viverla testimoniando quel Dio nel quale crediamo e che ha reso piena la nostra vita.
Di cuore faccio gli auguri a Don Fabio insieme a lui e agli altri sacerdoti che collaboreranno con lui e faccio gli auguri anche a voi, auguri e buon lavoro. Sia lodato Gesù Cristo
Al termine della celebrazione, don Fabio ha pronunciato un breve discorso, partendo dal palazzo di Corviale e da un pregiudizio ancora presente nell’opinione pubblica.

Discorso di don Fabio Laurenti:
Quando ho saputo che dovevo venire qui, tutte le persone che incontravo, persino i sacerdoti, mi facevano gli auguri, come una specie di commiato di chi parte per la guerra; addirittura i sacerdoti dicevano: no, no, rifiuta, vai dal cardinale e rifiuta, non accettare.
Mi sono detto: andiamo a vedere. Poi quando invece sono venuto qua, mi sono reso conto che questa è un’ingiustizia, una profonda ingiustizia; io vi invito, come parroco, a una santa ribellione a questa etichetta; noi sovvertiremo questo modo di concepire il quartiere e la comunità con una testimonianza di amore.
Prima di venire qui le persone mi chiedevano: quale sarà il tuo programma pastorale? In me risuonavano continuamente delle parole della Novo millennio ineunte di Giovanni Paolo II alla chiusura del Giubileo del 2000. Il Papa scriveva che il programma c’è già: è Cristo nostro Signore, da conoscere da amare e da imitare. Ovviamente continua dicendo che questo deve essere comunicato alle comunità secondo le caratteristiche della comunità, quindi un programma ovviamente ci vuole, però il centro sul quale noi possiamo costruire una comunità è Cristo, il programma per il terzo millennio ce l’abbiamo già, sta a noi.
Ovviamente, fratelli e sorelle, le relazioni umane, quando non c’è Gesù in mezzo, è come quando tu carichi la frutta su un camion: la frutta nel viaggio, se non ci metti la carta in mezzo, si tocca e si ammacca e non è più buona e così sono pure le persone: se non c’è Gesù in mezzo a noi, se non c’è lo Spirito del Signore, noi ci tocchiamo, ci scontriamo e ci ammacchiamo e non siamo più tanto buoni. Amen, sia lodato Gesù Cristo.
Le letture di domenica 5 ottobre 2025
Prima Lettura
Dal libro del profeta Abacuc
Ab 1,2-3;2,2-4
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Seconda Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,6-8.13-14
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,5-10
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Lascia un commento