Abbiamo celebrato, domenica 14 settembre, la festa dell’Esaltazione della Santa Croce. Il libro dei Numeri, nella Prima Lettura (Nm 21,4b-9) narra l’episodio del serpente: dopo il passaggio del Mar Rosso, gli israeliti vanno nel deserto e ci rimangono per 40 anni.

“Il Signore parlava ma questi non riuscivano ad ascoltarlo – ha detto don Fabio nell’omelia – passavano tutto il tempo a lamentarsi. Rimpiangevano anche il loro stato di schiavitù in Egitto perché lì avevano da mangiare e da bere. A un certo punto arrivano i serpenti e gli israeliti cominciano a morire. E allora chiedono a Mosè e Mosè prega il Signore che dice loro di fare un serpente di bronzo da innalzare e fissare con lo sguardo”. 

“Tutte le volte – ha continuato don Fabio – che noi cerchiamo un orientamento nella nostra vita senza ascoltare Dio, innamorati delle nostre opinioni, cominciamo a vivere nel deserto, e cominciamo a sentirci soli, incompresi; cominciamo a sentire il peso delle nostre preoccupazioni. Tutte le volte, invece, che fissiamo lo sguardo sulla volontà di Dio, ci sentiamo liberati. All’inizio ci sembra assurda la volontà di Dio – come con il serpente di bronzo nel deserto – poi però scopriamo che la volontà di Dio è liberante”.

“Gesù – ha aggiunto don Fabio – applica questo episodio del serpente a sé stesso. Gli israeliti, fissando i loro sguardi sul serpente di bronzo, riconoscevano i loro errori; Gesù fa molto di più: si prende tutti i nostri errori e i nostri peccati, tutti, e li porta sulla croce, li disgrega, li frantuma, li annienta e non esistono più. A prezzo del suo sangue preziosissimo. Gesù ci libera. Gustiamo questa libertà di non ricordare il male fatto e quello subito”.

“Ogni volta che abbiamo un problema – ha concluso don Fabio – fissiamo Gesù sulla croce e diciamo: Gesù, io confido in te”.