Padre Marco Staffolani - Parrocchia San Paolo della Croce - (c) Foto Mauro Monti

Nel primo giorno dei festeggiamenti di San Paolo della Croce, abbiamo ospitato giovedì 16 ottobre nella nostra parrocchia, padre Marco Staffolani, passionista. Nella liturgia penitenziale, di preparazione al pellegrinaggio giubilare a San Giovanni in Laterano e alla Scala Santa, padre Marco ha tenuto una catechesi su San Paolo della Croce e poi ha presieduto la Santa Messa delle ore 18.

Ecco le sue parole:

Ascoltando Gv 3, 1-21, mentre la Parola di Dio è chiara, semplice, scandisce la venuta del Figlio, il Figlio è venuto per salvarci, Gesù è pronto e disposto a morire e a risorgere e a portarci con Lui, la domanda invece di Nicodemo è dubbiosa: “Come può un uomo rinascere?”

Anzi, ancora prima, la domanda nostra, visto che tante volte non incontriamo la Parola di Gesù, è: “c’è in me necessità di rinascere? C’è in me la necessità di risorgere?”

Sapete, hanno fatto un’intervista tanti anni fa a un’uscita dalla Chiesa e chiedevano ai cristiani che avevano finito la Messa: “lei crede nella resurrezione?” Forse avevano appena fatto la comunione, avevano appena ascoltato la Parola di vita, avevano appena detto Parola di Dio, rendiamo grazie a Dio e di fronte alla domanda umana: “ma lei ci crede veramente che poi si risorge?” C’è tutta quella vita lì che dicono? Hanno risposto: “Speriamo”. Ma scusa, che hai celebrato? Ecco, allora tante volte, magari non così palesemente, però si insinua nella nostra fede ed anche nella nostra vita quotidiana, perché poi la fede non è “io credo”, “io credo col petto in fuori, con le mani in alto, io credo”.

Nella vita quotidiana, se non credi, succedono certe cose, succede che devi prendere decisioni e non è che dici: “chissà cosa avrebbe fatto Cristo al posto mio”, oppure qualcuno ti dice: “ma quelle sono tutte le favolette che si raccontano in Chiesa”, mamma mia, sono rimasto da solo a credere? Non fa niente, se quello non crede, Gesù aveva detto: “ve ne volete andare pure voi? Fate!”

Padre Marco Staffolani - Parrocchia San Paolo della Croce - (c) Foto Mauro Monti

Ecco, la nostra fede è messa a dura prova già nel nostro dialogo interiore, nel nostro procedere, nella nostra comunità, quando non veniamo accolti, quando dobbiamo fare le cose, c’è sempre insicurezza. Perché è così? C’è questo famoso peccato originale, ha fatto tanti danni, li fa sempre, è la nostra condizione terrena che ci fa in qualche modo tornare sempre indietro di fronte a tante grazie che Dio fa, e ci fa essere scordarelli, e più si va avanti più è facile dimenticare perché la memoria diminuisce con l’avanzare dell’età.

Gesù dice, di fronte a Nicodemo, che bisogna rinascere; ha a che fare un po’ con quello che siamo venuti a fare qua, a confessarci, no? Cos’è confessarsi? Beh, uno dice la lista dei peccati, c’è l’assoluzione da parte del parroco, del prete, del missionario, e si ricomincia; Gesù usa però, quando c’è l’incontro con lui e quando c’è la proposta di rinascere per il regno, proprio questo verbo: nascere. Forse ce ne scordiamo, ma il triduo ci fa ricordare che è un momento serio in cui tante cose magari mi sono sfuggite nella mia vita, mi hanno sempre creato dubbi nel mio rapporto con Dio e potrebbe essere l’occasione di tirarle fuori perché Dio libera, perché Dio fa rinascere, perché Dio di fronte ai nostri dubbi: “come si può rinascere”, te lo spiega o con le parole del prete o con la tua preghiera o con un po’ di intelligenza che viene dallo Spirito, ti fa andare avanti nel suo rapporto con Lui.

Non vi fate incatenare dalla routine, non vi fate prendere dal pensiero che ogni volta che si va a Messa tanto succede sempre la stessa cosa. Questo è il modo con cui la tentazione alberga nel cuore perché dice: tanto la volta scorsa ero lì, stavolta sto qua, non è cambiato granché, stavolta c’è padre Marco, un’altra volta ci sarà padre Michele, c’è il nuovo parroco, però alla fine questo basta per la salvezza.

Ecco non vi accontentate mai del minimo sindacale, del “si è sempre fatto così e questo basta”; l’incontro con Cristo cambia le cose in profondità; sei nonna, sei madre, aiuti in parrocchia, canti nel coro, tutti siamo in fase di conversione e la misura del nostro rapporto con Gesù è andare avanti. Potreste dire: “Ma io che posso fare?” Tu non giudicare quello che puoi fare a priori, tu chiedi a Dio che cosa vuoi fare piano piano, passettino per passettino e questo momento d’incontro con lui nella confessione diventa un rinascere. Poco, tanto … il signor Nicodemo si presenta tre volte nel Vangelo, questa volta fa le domande, la volta successiva fa la sua dichiarazione di fede di fronte al Sinedrio, la terza volta accompagna il corpo del Salvatore, a lui è stato dato l’onere e l’onore soprattutto di seppellire Gesù; da che era dubbioso è diventato credente, da che era credente è diventato missionario, ha fatto la prima opera di misericordia corporale evidente di fronte a tutti. Allora questo è quello che fa l’incontro con il Signore Gesù.

Padre Marco Staffolani - Parrocchia San Paolo della Croce - (c) Foto Mauro Monti

Ho partecipato ad un convegno nella nostra casa generalizia, c’erano tanti esperti, e in un intervento sono venute fuori le metafore che San Paolo della Croce, il vostro santo protettore, patrono della parrocchia, utilizzava; aveva dei modi tutti i suoi singolari, personali e nelle sue metafore usava molto l’immaginazione che si presentava però anche riferita a tante cose che lui sperimentava. Il confrontarci con l’immaginazione fa sempre creare qualcosa di nuovo, l’immaginazione risolve un sacco di problemi e ci dà un sacco di possibilità nuove. L’immaginazione di San Paolo della Croce era quella di far capire com’è Dio che è più grande dei nostri pensieri.

Non so se vi ricordate il profeta Isaia, diceva che la Parola di Dio viene e non ritorna a Dio senza aver operato ciò per cui è stata mandata, ecco molto probabilmente San Paolo della Croce tutte queste ispirazioni Dio gliele mandava perché l’opera che doveva fare era cambiare il pensiero di coloro che ascoltavano e far loro pensare un Dio più grande di come l’avevano pensato. Lui che faceva? Prendeva delle cose che gli capitavano nella vita e le faceva diventare il modo per descrivere Dio. C’era questa laica che aveva un po’ studiato la storia di San Paolo della Croce e diceva: agli inizi la congregazione stava sul monte Argentario; aveva visto sul monte il luogo d’incontro con Dio, quando vi volete mettere a parte con Dio dovete zittire le chiacchiere del mondo, bisogna stare un po’ separati, poi però quello che di buono il Signore vi dice sul monte bisogna riportarlo giù.

Questa laica diceva che la domenica San Paolo della Croce celebrava con quelli che stavano nelle parrocchie di sotto e come faceva a parlare di Dio alle persone? Lui fino a tarda serata scriveva le lettere e non aveva una lampadina elettrica, aveva semplicemente un lume ad olio. Capitava che, come nelle luci elettriche normali, gli animali sono attirati dalla luce; quando scriveva le sue lettere a tarda serata, vedeva una farfalletta che gli girava intorno, allora lui diceva: noi dobbiamo essere come quelle farfallette che sono nell’oscurità; le farfallette girano di notte, noi siamo un po’ l’umanità che gira nell’oscurità, siamo nell’oscurità perché la luce che è Dio non la vediamo; però ogni tanto Dio si mostra, ogni tanto, non c’è il faro ma un lume ad olio; qui ci potrebbe aiutare anche il cardinale Newman che verrà proclamato dottore della Chiesa, autore di una poesia che si chiama “luce gentile”, tanto per dirci che non è la luce abbagliante; la luce di Dio ogni tanto si mostra, quando tu vedi quella luce gentile ci devi andare appresso come fanno le farfallette che di notte hanno bisogno di collegarsi con la luce, di vederci chiaro, e quando tu vedi la luce gentile non vedi tutto il mondo illuminato, però vedi un pezzo di mondo in cui si fa chiaro, vedi ordine, vedi senso, vedi accoglienza, vedi Dio.

Padre Marco Staffolani - Parrocchia San Paolo della Croce - (c) Foto Mauro Monti

Ecco allora San Paolo della Croce oggi ci può dire questo: la metafora della luce è facciamo chiarezza nella nostra vita, facciamo un po’ di luce dove magari c’è buio. Noi potremmo dire:  “io mi sono confessato tante volte”, e voi date spazio alla luce che è lo Spirito, date spazio alla Parola del Signore che quando la si ascolta diventa luce. Quando si perde un po’ di tempo per il Signore, il Signore magari subito no, magari subito anche sì, qualcuno quando torna dalla confessione si sente già più sollevato, si sente già illuminato. Alcuni fanno l’esempio, molto terra terra, della lavatrice: “padre mi devo lavare, devo lavare i panni sporchi, perché il peccato pesa”. La luce invece dice che ci viene incontro qualcuno che rischiara tutto.  Il pensiero che oggi Gesù ci vuole trasmettere tramite ciò che risponde a Nicodemo è che quando pensiamo che Dio, noi siamo distanti da Dio, pensiamo che Dio si sia dimenticato di noi, pensiamo che Dio sia arrabbiato con noi perché abbiamo peccato, Gesù vuole purificare questo pensiero e ricordarci semplicemente che Lui è venuto non per i giusti ma per i malati e se io mi considero non abbandonato da Dio ma che ho bisogno di Lui, automaticamente quella distanza che “Dio è giudice e guarda quello che faccio di male e se lo segna sull’agenda” si annulla. Il Dio che si segna tutti i nostri peccati è il Dio vero o è il Dio che ci siamo fatti noi come immagine? È questo il Dio dell’oscurità in cui camminiamo come farfallette che sbattono sempre contro tronchi, contro rami, contro muri perché non abbiamo una certa idea di com’è Dio o Dio è un’altra cosa? Dio è un’altra cosa.

Allora Gesù ripete qui qualcosa che non è chiaro, che non è evidente: Dio ama il mondo donando il figlio unigenito, qui c’è uno spazio di luce immenso: Dio è presente nel mondo con Gesù. Che Dio si sia incarnato non è un optional alle cose che Dio poteva fare, non è un segno della sua onnipotenza perché lui può assumere la forma dell’animale, dell’uomo o della stella o della conchiglia eccetera. L’incarnazione è una cosa seria, i passionisti dicono che la passione di Gesù non è iniziata quel giorno dell’anno 33 quando stava nell’orto e pregava, lì c’era la passione interiore che preannunciava in qualche modo la passione esteriore. La passione di Dio inizia con la sua incarnazione perché la lettera ai Filippesi ci dice che lui si è svuotato della sua divinità per assumere la nostra condizione creaturale piccola, semplice in cui non è tutto chiaro, in cui Dio vuole che l’uomo cerchi Dio; anche Gesù ha dovuto cercare Dio nella sua limitazione di creatura come la nostra, però Gesù aveva ben chiaro un’altra cosa: la sua missione, la missione che il Padre gli aveva dato che non era di giudicare il mondo. Il signore Gesù ha detto cose di giudizio sul mondo, per carità, nel tempio ha rovesciato i tavoli, ai farisei gli ha detto che erano sepolcri imbiancati, quando c’era da correggere perché lo mettevano alla prova gli ha ribattuto con la sua sapienza umana e divina e ci deve stare perché se è figlio di Dio la verità è sulla sua bocca quindi la dobbiamo ascoltare, ma se avesse voluto fare il giudizio alla maniera umana tanti sarebbero finiti subito all’inferno, diretti.

Gesù ha parlato con tutti, quelli che erano scartati, quelli che erano i primi, dove c’era bisogno di correggere ha corretto senza usare il giudizio finale di Dio, ma aspettando, avendo pazienza, incontrando, ecco il Signore ha tanto amato il mondo da mandare il suo figlio a proclamare una salvezza; noi preti, missionari, purtroppo non abbiamo questa trasparenza per far vedere che questo compito in qualche modo ci è stato consegnato, non tutte le volte abbiate pazienza, siamo pazienti come Gesù, predichiamo con sapienza; non facciamo vedere questa luce, molto probabilmente siamo noi lo stoppino, quello fumigante che non si accende bene, però questo avete, il Signore si accontenterà di noi come si accontenterà anche di voi nello scegliere e nel vedere, però questo succede nel sacramento della Confessione, Dio ha tanto amato il mondo che ci dà uno strumento povero, semplice, che rappresenta in qualche modo Gesù, che ha tanto amato il mondo da offrire se stesso in tante maniere.

Tante volte ci siamo chiesti come si fa a rinascere, come funziona il perdono di Dio, siamo sicuri di essere stati perdonati? Tanti ritornano dopo tante confessioni col dubbio che non sono stati confessati, col dubbio che si sono dimenticati qualcosa, ma non è una lista della spesa, è un confronto con Gesù.